Diario del tempo di guerra (1940-1945)
Luca Cavecchia
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Italian 16/06/2016
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Abstract
Il presente lavoro è ricavato da una tesi di dottorato discussa all’Università per Stranieri di Siena nel 2011. Con una scelta antologica di dodici diari inediti, provenienti dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, tutti scritti negli anni del secondo conflitto mondiale, si analizza come, in Italia, questo genere letterario si sia definitivamente affermato nell’immediato dopoguerra, senza aver prima percorso le vie dell’intimismo. La realtà storica ed affatto extraletteraria dell’orrore bellico ha approfittato anche di questo “spiraglio” per entrare e far entrare nel nostro panorama narrativo, con tutta la violenza del caso, nuove parole che hanno alimentato la plurivocità caotica del discorso della guerra. Un breve saggio introduttivo cerca di ricostruire il percorso storico, linguistico e letterario che ha preceduto la diffusione sempre più ampia di un narrato semplicemente dovuto allo scorrere del calendario.
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Index
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Cap. I
Se al mondo non ci fosse altro di buono, c’è questo scorrere sicuro del tempo. L’unica cosa sicura del mondo (Millu, Tagebuch, pag. 79).
Zona di operazioni (Panfili, Diario, pag. 35).
Da tre giorni mi trovo tra i partigiani dei castelli romani (Levi Cavaglione, Guerriglia).
Scrivo queste note sull’ultima pagina utile del quaderno, poi, senza carta, sono costretto a interrompere il diario (Bardotti, Diario, pag. 236).
Non parole, un gesto. Non scriverò più (Pavese, Il mestiere di vivere, pag. 378).
Ho incaricato Olearo che domani andrà a Torino, di recapitare la lettera a Mumo. Geo dice che teme che aprirà la busta e la leggerà. Smetto di scrivere perché diventa buio (Artom, Diari, pag. 150).
Cipria Upim va a teatro, Francetti rimane a lungo con me, non parla, accenna la musica delle opere, musica e musica. Mentre piove a rovesci mi piace ascoltare quel filo di melodia. Poi l’altra torna. Luce accesa. Umore pessimo. Ci vorrebbe villa Viola stasera. L’irritazione si è dissolta nella malinconia e la malinconia in… in cosa? Inutile analizzare, ora che ne sei tutta posseduta (Millu, Tagebuch, pag. 72).
Questa noia incessante, come avere al collo un cappio che non si allenta. Questa miseria senza speranza, questo malessere che impregna di tristezza ogni ora del giorno e della notte. In due mesi, avvenimenti di formidabile importanza si sono succeduti incalzanti, ma qui è come buttare pietre in una pozza d’acqua limacciosa: un breve turbamento della melma, poi tutto ritorna irrimediabilmente fermo come prima, né traccia rimane (Guareschi, Diario clandestino, pag. 105).
Diari del “tempo di guerra”(1940-1945)
In campo di concentramento
Diari inediti del “tempo di guerra”dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano
Gastone Gech
Florio Nesi
Gina Traverso
Sergio Corsini
Remo Prati
Giovanni Roggi
Daniele Pivi
Giorgio Crainz
1 9 4 5
Romano Brussato
Fanny Baley Olivieri
Ave Tiddi
THE END


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