Il contastorie
Massimo Canetta
_jQmy65Q3nbw5IfJ
Italian 16/06/2016
12 reads 1 Embed
Abstract
Tutto comincia sotto la pioggia, come quei ricordi che a volte ti sorprendono e non ti lasciano scampo. C'è tutta una vita da scorrere, quella vita che è stata dipinta con l'anima stessa di un uomo, un vecchio che raccontava le storie. I bambini restavano estasiati ad ascoltare i racconti di quel vecchio 'contastorie' ed uno di quei bambini ha voluto crescere all'ombra di quel piccolo mondo incantato e ha saputo coglierne i frutti migliori. Qualcuno diceva che la vita vera è quella che si ricorda e non quella che si è vissuta e, in parte, è ciò che accade in questa storia. Tutto questo accade in un soffio di vento per l'umanità ma nel cuore della vita di una persona, del protagonista. Sotto la pioggia, poi, il cerchio si chiuderà e resteranno sospesi infiniti cristalli di vita, parole mai dette e pensieri gonfi di ricordi ma ci sarà una luce che ci guiderà fino alla fine, una speranza, una storia non ancora narrata.
Login to read
click here
Reading options

A A A A A
fullscreen
  Search Phrase  
Reviews
M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M M
Load more
Index
M M M M M M M M
PIOGGIA
Sta piovendo; io odio la pioggia, mi ha sempre infastidito, così come non sopporto di dover portare l'ombrello. Fa anche freddo ed è già buio, pur essendo ancora lontana l'ora della cena. Si cammina molto lentamente, in silenzio e continua a piovere.
Dopo tutti questi anni Massimo è rimasto sempre con me, appeso a quel corpo di farfalla, anche se quella lontana sincronia si è affievolita col tempo. Oggi speravo che fosse qui, accanto a me, a maledire la pioggia, ma già sapevo che la farfalla sarebbe dovuta partire con un’ala spezzata Quella sincronia si è trasformata in armonia e ha fatto sì che non ci attendessimo più nulla l’uno dall’altro.
IL CONTASTORIE
SPARIZIONI
Mi ricordo come da bambini si attendeva la primavera: era sempre lui, il Contastorie, a indicarci che era giunta la bella stagione.
Continua a piovere, dannazione! Sento la pioggia che s'insinua nel colletto della camicia. Si cammina con una lentezza al limite dell'esasperazione. Poco fa è passata un'auto che procedeva a passo d'uomo e c'era un bambino a bordo che mi fissava dal finestrino, con il naso schiacciato contro il vetro.
LA PROPOSTA
Quell'edificio... Guardarlo mi mette ancora i brividi. Erano anni che non passavo più di qui. Com’eravamo diversi, com’erano cambiate le nostre giornate. Si studiava di più e anche i nostri interessi erano diversi. Ora c’erano le ragazze e lo sport, la musica e la voglia di viaggiare, di andare chissà dove. Ora che posso viaggiare non ho più voglia di andare da nessuna parte, ma allora imparai a viaggiare anche con le parole, grazie a lui.
Non è rimasto molto di quel luogo: quell’angolo di paradiso è stato distrutto, sede ora di un piccolo parco giochi per bambini, completamente spianato, con qualche altalena e uno scivolo. Allora, in quel luogo, si decise gran parte della mia vita. E intanto continua a piovere.
MARTEDI’
ANGOSCIA
Ora che ho anch’io un figlio tremo al solo pensiero che gli possa capitare qualcosa.
OCCHI SENZA LUCE
Hanno tutti l’ombrello. Io, come sempre, sono completamente bagnato. Cammino ormai come un automa, lentamente. Mi guardo intorno e mi sento sempre più estraneo a questo mondo. Ho paura di non svegliarmi più, di rendermi conto che questo non è un incubo ma la mia vita.
Il mio rapporto con lui è stato un continuo perderlo e poi ritrovarlo... allora.
Sento la pioggia sui capelli, la sento come fosse la triste carezza del Contastorie. Quel giorno fu per me un giorno importante. Era entrata in me la consapevolezza che l’anima sconfigge il corpo. Il suo corpo un tempo forte e vigoroso era stato annientato dal dolore e la mano di un dio distratto gli aveva tolto il bene più grande. Anche oggi sto cercando il volto di quel dio per guardarlo negli occhi e chiedergli il perché di tante cose.
SCRIVERE
Lui diceva di sì, che ero riuscito a trovare lo stile giusto, l’armonia delle parole.
Non è stato un caso che il mio primo libro prendesse spunto da quella storia. Quel giorno di tanti anni dopo, quando l’editore mi disse che era interessato al mio romanzo era, guarda caso, un martedì. E pioveva.
Era assurdo, lo so, ma ancora adesso sento addosso quella sua riservatezza. E la sua casa era lo specchio della sua anima e lo rimarrà per sempre, glielo devo.
LA CASA
Lo faccio sempre: entrare in una casa e assaporare l’aria, sentire l’odore dell’ambiente; mi dà l’impressione di comprendere un sacco di cose delle persone che vi abitano.
Da un certo punto di vista Massimo aveva ragione: il Contastorie era davvero singolare. Sapeva coglierti di sorpresa in ogni momento, non potevi mai aspettarti la sua prossima mossa.
Con il Contastorie era meglio non chiedersi mai il perché di certe cose. Probabilmente se mi fossi chiesto il perché mi facesse leggere e rileggere lo stesso racconto venti volte, rivoltarlo come un calzino, probabilmente adesso non saprei nemmeno scrivere un biglietto di auguri decente.
SENSAZIONI
Lì donerò alla scuola elementare. Là staranno proprio bene.
IN VIAGGIO
Massimo non lesse mai il mio libro e non seppe mai che il protagonista principale aveva i suoi occhi, le sue movenze e parecchie delle sue caratteristiche peculiari. Credo che non abbia mai letto nulla di ciò che ho scritto.
Il libro che mia madre tiene nascosto nel comodino ha una dedica scritta da me. Probabilmente ha chiesto a qualcuno che era lì in libreria, quel giorno, di venire al tavolo per farsi scrivere la dedica. E lei... la vedo in fondo alla libreria, nascosta nel suo foulard che non trova il coraggio di farsi vedere, per non disturbare. E poi la scorgo mentre esce, soddisfatta, col suo libro tra le mani e lo ripone, a casa, nel suo comodino.
Mi ricordo ancora una frase, ero a Verona quel giorno e mi disse che “sul fiume che divide, la città si unisce e il tramonto tende la mano alla notte per il tenero, dolce cammino che l’alba attende sulla sponda che volge ad oriente.”
RITORNO
Ho sempre avuto questo modo di comunicare con mia madre e lei era sempre lì, ogni volta. Il mio letto era sempre rifatto e la tavola sempre apparecchiata. Ho sempre dentro quest’immagine della mia casa, del mio nido.
La sensazione che provai allora è forse la stessa che sto provando adesso, sotto la pioggia, col freddo nelle ossa... la stessa sensazione di gelo e sconcerto. Un vuoto senza fine, un silenzio profondo.
Quel foglio di carta... ho sempre perso i biglietti che mi mettevo in tasca. Li trovava sempre mia madre, puliti e profumati... freschi di lavatrice.
VILLA PARADISO

Anche oggi ho notato qualcuno che cercava di evitare il mio sguardo proprio mentre il mio equilibrio emotivo mi stava abbandonando.
SOLO
Oggi so che aveva paura a guardarmi negli occhi, paura di trovare una sofferenza pronta ad emergere. Ha sempre avuto paura di far soffrire la gente. Seppi poi che non era suo compito informarmi di quella storia, né di chiamarmi per farmi arrivare lì. C’era un’altra persona preposta a quel compito ma fu lei a chiamarmi e fu lei ad accollarsi l’onere di ragguagliarmi sugli eventi passati.
Lui mi stava aspettando. Sembra che stia per smettere di piovere, ora. Dentro però sento che la pioggia non smetterà più... mai più. E’ una sensazione che mi stringe lo stomaco, per la tensione. So anche che un giorno tutto questo troverà le parole giuste per farsi comprendere e io l’accetterò... ma continuerà a piovere, come oggi e per tutti i giorni della mia vita.
‘O gente umana, per volar sù nata, perché a poco vento così cadi?’”
Oggi pare che vinca il freddo. Ho perso il calore di quelle mani e ora sono io a sentirmi solo.
PATRIZIA
Povero Massimo, per tutti questi anni ha dovuto convivere con una diversità che nemmeno conosceva ma che sentiva, come una febbre che non guarisce, che ti debilita, che non ti lascia scampo. Ora che ha compreso la propria sessualità ha ritrovato tutto ciò che aveva perso in quel cammino, così arduo, che la vita gli aveva preparato.
Che strano rapporto il nostro. Un rapporto che per così tanti anni ha affondato le proprie radici in un terreno quasi sconosciuto. Però il terreno era molto fertile e ha permesso alle radici di trovare sostentamento e una dimora opportuna. Solo che la pianta, che pure era cresciuta rigogliosa, non aveva ancora compreso la composizione del terreno. Strano, davvero anomalo ma, forse, era giusto che continuasse così.
NUOVA VITA
Quando Patrizia e io ci sposammo chiesi al Contastorie se voleva farmi da testimone ma la sua risposta fu, come spesso accadeva tra di noi, il silenzio. Compresi che non voleva ferirmi ma al tempo stesso non desiderava entrare da protagonista nella mia vita. Nemmeno mia madre l’aveva mai conosciuto. Ora so che le avrebbe fatto piacere, glielo leggo negli occhi, lucidi, colmi di lacrime.
UN FIGLIO
CONFESSIONI
ADDIO!
Il giorno che ha chiuso gli occhi sono arrivato tardi.
Ce ne andiamo, abbracciati, sotto l’ombrello, mentre la pioggia ci avvolge, come un mantello.
THE END


Bookmark options

  Add bookmark at this word